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Come si fa e come si abbina il vino rosato

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meta_description: "Scopri come si fa il vino rosato, tra tecniche di vinificazione, falsi miti e caratteristiche uniche. Trova i consigli e gli abbinamenti ideali per la tavola."
Sul vino rosato se ne sentono davvero di tutti i colori. In molti sono convinti che nasca dalla miscelazione di vini bianchi e rossi (pratica peraltro vietata dalla legge), e questo non ha certo aiutato la sua reputazione. Nonostante sia spesso snobbato e sottovalutato, questa tipologia di vino può regalare invece grandi sorprese: perché è versatile, fresco, e per molte caratteristiche è la via di mezzo perfetta tra bianco e rosso. Facciamo quindi un po' di chiarezza su come si fa il vino rosato, sulle sue caratteristiche e sugli abbinamenti!
Il vino rosato vanta una tradizione diffusa in tutto il mondo. A livello internazionale, la Francia ha fatto della Provenza e della zona di Tavel un punto di riferimento globale per la vinificazione in rosa, mentre la Spagna conserva una storicità profonda con i rosados della Navarra e della Rioja. In Italia la svolta moderna risale alla Seconda guerra mondiale: nel 1943, in Salento, l'azienda Leone De Castris produce il primo Five Roses, ottenuto al 90% da Negroamaro e al 10% da Malvasia Nera, un'etichetta storica diffusa ancora oggi sia in Italia sia negli Stati Uniti.
Seppur possano essere ottenuti con lavorazioni leggermente diverse, i vini rosati nascono da uve a bacca rossa (tranne nel caso di alcuni spumanti la cui cuvée di partenza è un assemblaggio di uve bianche e rosse) con l'intento dichiarato di produrre questa specifica tipologia. Il loro metodo di produzione unisce tecniche tipiche sia dei vini rossi sia dei vini bianchi per estrarre colore e aromi nella misura desiderata.
La produzione del vino rosato comincia come quella dei vini rossi, cioè con la pigiatura e la macerazione del mosto a contatto con le bucce, che conferiscono tannini, aromi, polifenoli e colore. Secondo gli standard stabiliti dall'Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV) e le disposizioni europee sulle pratiche enologiche (Regolamento UE 2019/934), il contatto con le bucce dura molto meno rispetto a quanto avviene per i vini rossi ( da poche ore a 2 giorni, a seconda della tipologia di uva, del colore e dell'aromaticità desiderati), motivo per il quale il colore finale è rosato; dopodiché il processo segue i medesimi step della vinificazione in bianco: fermentazione in contenitori di acciaio e cemento e non di legno, svinatura e imbottigliamento. Per via del contenuto contenuto di polifenoli e della tendenza a perdere rapidamente acidità e aromaticità, i vini rosati non sono adatti per l'affinamento in bottiglia e danno il meglio di sé se consumati entro due anni dalla vendemmia.
Dopo una descrizione generale, entriamo un po' di più nel dettaglio. I vini rosati si suddividono in varie categorie a seconda della tipologia e delle tempistiche della macerazione:
Pur avendo un aspetto più simile ai vini rossi, i vini rosati al gusto ricordano di più i vini bianchi. Generalmente, hanno un profumo piuttosto fruttato e floreale, mentre in bocca sono freschi ed equilibrati, con un tannino molto lieve e senza gli eccessi dei vini rossi strutturati. Per questo, sono una soluzione molto versatile e spesso vincente nell'abbinamento con i cibi, soprattutto quando appare difficile la scelta tra rosso e bianco. Sono quindi ottimi con antipasti di pesce, con piatti ricchi ma delicati come i risotti, con alcuni salumi, con le carni bianche, i piatti di verdure ma anche i dolci con la frutta. Caratterizzati da un grado alcolico solitamente compreso tra 12,5% e 13,5%, i vini rosati vengono apprezzati al meglio se serviti freschi, tra i 10 e i 12 °C.
Non vedi l'ora di scoprirli un po' di più? Scopri i vini rosati dello Store Online di Eataly!
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Sul vino rosato se ne sentono davvero di tutti i colori. In molti sono convinti che nasca dalla miscelazione di vini bianchi e rossi (pratica peraltro vietata dalla legge), e questo non ha certo aiutato la sua reputazione. Nonostante sia spesso snobbato e sottovalutato, questa tipologia di vino può regalare invece grandi sorprese: perché è versatile, fresco, e per molte caratteristiche è la via di mezzo perfetta tra bianco e rosso. Facciamo quindi un po' di chiarezza su come si fa il vino rosato, sulle sue caratteristiche e sugli abbinamenti!
Il vino rosato vanta una tradizione diffusa in tutto il mondo. A livello internazionale, la Francia ha fatto della Provenza e della zona di Tavel un punto di riferimento globale per la vinificazione in rosa, mentre la Spagna conserva una storicità profonda con i rosados della Navarra e della Rioja. In Italia la svolta moderna risale alla Seconda guerra mondiale: nel 1943, in Salento, l'azienda Leone De Castris produce il primo Five Roses, ottenuto al 90% da Negroamaro e al 10% da Malvasia Nera, un'etichetta storica diffusa ancora oggi sia in Italia sia negli Stati Uniti.
Seppur possano essere ottenuti con lavorazioni leggermente diverse, i vini rosati nascono da uve a bacca rossa (tranne nel caso di alcuni spumanti la cui cuvée di partenza è un assemblaggio di uve bianche e rosse) con l'intento dichiarato di produrre questa specifica tipologia. Il loro metodo di produzione unisce tecniche tipiche sia dei vini rossi sia dei vini bianchi per estrarre colore e aromi nella misura desiderata.
La produzione del vino rosato comincia come quella dei vini rossi, cioè con la pigiatura e la macerazione del mosto a contatto con le bucce, che conferiscono tannini, aromi, polifenoli e colore. Secondo gli standard stabiliti dall'Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV) e le disposizioni europee sulle pratiche enologiche (Regolamento UE 2019/934), il contatto con le bucce dura molto meno rispetto a quanto avviene per i vini rossi ( da poche ore a 2 giorni, a seconda della tipologia di uva, del colore e dell'aromaticità desiderati), motivo per il quale il colore finale è rosato; dopodiché il processo segue i medesimi step della vinificazione in bianco: fermentazione in contenitori di acciaio e cemento e non di legno, svinatura e imbottigliamento. Per via del contenuto contenuto di polifenoli e della tendenza a perdere rapidamente acidità e aromaticità, i vini rosati non sono adatti per l'affinamento in bottiglia e danno il meglio di sé se consumati entro due anni dalla vendemmia.
Dopo una descrizione generale, entriamo un po' di più nel dettaglio. I vini rosati si suddividono in varie categorie a seconda della tipologia e delle tempistiche della macerazione:
Pur avendo un aspetto più simile ai vini rossi, i vini rosati al gusto ricordano di più i vini bianchi. Generalmente, hanno un profumo piuttosto fruttato e floreale, mentre in bocca sono freschi ed equilibrati, con un tannino molto lieve e senza gli eccessi dei vini rossi strutturati. Per questo, sono una soluzione molto versatile e spesso vincente nell'abbinamento con i cibi, soprattutto quando appare difficile la scelta tra rosso e bianco. Sono quindi ottimi con antipasti di pesce, con piatti ricchi ma delicati come i risotti, con alcuni salumi, con le carni bianche, i piatti di verdure ma anche i dolci con la frutta. Caratterizzati da un grado alcolico solitamente compreso tra 12,5% e 13,5%, i vini rosati vengono apprezzati al meglio se serviti freschi, tra i 10 e i 12 °C.
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