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ABC del vino: l'arte di degustare il vino

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L'ABC del vino è una guida semplice che ti aiuta ad avvicinarti al mondo del vino, fornendoti gli strumenti utili per assaporarlo con consapevolezza. Benvenuto alla seconda puntata!
Come si degusta il vino? Degustare il vino significa analizzarlo attraverso tre passaggi consecutivi: l'esame visivo per valutarne colore e limpidezza, l'esame olfattivo per riconoscerne i profumi, e l'esame gustativo per percepirne struttura, equilibrio e persistenza. Per farlo in modo corretto, versa il vino in un calice adatto, osservalo inclinando leggermente il bicchiere, ruotalo per sprigionare gli aromi e infine sorseggialo trattenendolo in bocca per qualche secondo.
Degustare il vino non è un compito riservato solo agli addetti ai lavori: è un gioco piacevole che puoi fare ogni volta che stappi una bottiglia. Ti bastano un calice pulito, un foglio di carta bianca e un po' di curiosità. Ecco i passaggi per iniziare ad assaggiare con consapevolezza, un senso alla volta.
Il primo contatto con il vino avviene attraverso gli occhi. Questa fase ti dà indizi preziosi sull'età e sullo stile della bottiglia.
Il profumo del vino anticipa quello che sentirai in bocca e rivela la sua complessità aromatica.
La fase finale unisce le sensazioni saporite e tattili per darti il quadro completo del vino.
Bere è istintivo, è il puro tracannare un vino a grandi sorsi, un esercizio fisico, muto.
Degustare è assaporare, apprezzare, analizzare, riconoscere, comparare, valutare, interpretare un vino sottoponendolo all’esame dei tuoi sensi: analisi sensoriale, la tecnica del bere.
Degustazione è curiosità, conoscenza, cultura: sapere.
Degustare è un atteggiamento mentale, è bere senza aver sete, bere a piccoli sorsi e lentamente: piacere.
Degustare è appropriarsi di un vocabolario specifico, di un linguaggio codificato, di parole comprensibili e condivise da tutti per comunicare agli altri le impressioni soggettive: parlare.
In sintesi, degustare è: analisi sensoriale, sapere, piacere e parlare.
Pierre Poupon - scrittore di vino e di degustazione - affermava: “riconoscere è assaporare una buona bottiglia è un segno di civiltà e di cultura, come saper apprezzare un buon libro o una bella statua”.
A proposito della degustazione Emile Peynaud - enologo francese e padre dell’enologia moderna - diceva: “conoscere meglio per meglio comprendere, conoscere meglio per apprezzare meglio”.
Non si può consumare responsabilmente un prodotto alimentare senza averne una minima conoscenza, fosse anche solo leggendone l’etichetta. Servono informazioni ancora più dettagliate se, invece di consumare, si vuole degustare.
Questo vale anche e in particolare per il vino.
Il vino si può paragonare a un libro composto da diversi capitoli.
Comprendere la trama, il senso, la traccia, la storia di quel libro saltando la lettura di alcuni capitoli è difficile e superficiale: si corre il rischio di peccare di superbia.
È difficile assaggiare un vino se non conosci:
La pratica e la consuetudine di assaggiare il vino sono nate probabilmente insieme al vino stesso, come testimoniano diverse fonti storiche.
Il vaso di Inandik, risalente al XVI secolo a.C., raffigura ad esempio persone intente a preparare e a bere una bevanda a base di vino. Raffigurazioni simili sul consumo di vino si trovano anche su numerosi orci greci ed egizi.
Tra i romani esistevano gli haustores (dal verbo latino haurio, gustare), figure dedicate ad assaggiare e classificare i vini.
Presso la scuola medica salernitana, tra il X e il XIII secolo, sono stati codificati per la prima volta i criteri per degustare i vini. In uno di questi testi, parlando delle qualità del buon vino, si legge:
Fan palese il vin sapore limpidezza, odor, colore. Se il buon vin conoscer brami, sia formoso, sia fragrante, forte sia, fresco e frizzante.
In un altro scritto della stessa scuola si consiglia di non tracannare, ma di bere poco e bene.
Nel XVI secolo, Sante Lancerio, attento degustatore e bottigliere di Papa Paolo III Farnese, scriveva così del "vino di riviera": «Viene da più luoghi della Riviera di Genova. Tali vini sono buoni et è un delicato bere, massimo la State. Sono di una terra detta Taglia, dove fa il buon moscatello, et ancora Oneglia, ma Monterosso, una delle cinque terre, fa meglio assai».
Anche l’agronomo bolognese Pier de’ Crescenzi rifletteva se il vino andasse assaggiato a stomaco pieno o vuoto, e invitava a non mangiare cibi amari o insalata prima dell'assaggio. Aveva già intuito la difficoltà di abbinare il vino ad alcune verdure, come carciofi e asparagi, o a piatti con un fondo amaro.
Queste brevi annotazioni storiche mostrano come, ieri come oggi, il vino sia fatto per essere degustato con attenzione e apprezzato, offrendo piacere a chi lo beve con consapevolezza.
Il vino è un piacere che va scoperto con lentezza e consapevolezza. Ti ricordiamo che l'alcol deve essere consumato responsabilmente e che la vendita di bevande alcoliche è vietata ai minori di 18 anni. Scegliere di bere con moderazione ti permette di apprezzare al meglio ogni calice e di proteggere la tua sicurezza e quella di chi ti sta accanto.
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L'ABC del vino è una guida semplice che ti aiuta ad avvicinarti al mondo del vino, fornendoti gli strumenti utili per assaporarlo con consapevolezza. Benvenuto alla seconda puntata!
Come si degusta il vino? Degustare il vino significa analizzarlo attraverso tre passaggi consecutivi: l'esame visivo per valutarne colore e limpidezza, l'esame olfattivo per riconoscerne i profumi, e l'esame gustativo per percepirne struttura, equilibrio e persistenza. Per farlo in modo corretto, versa il vino in un calice adatto, osservalo inclinando leggermente il bicchiere, ruotalo per sprigionare gli aromi e infine sorseggialo trattenendolo in bocca per qualche secondo.
Degustare il vino non è un compito riservato solo agli addetti ai lavori: è un gioco piacevole che puoi fare ogni volta che stappi una bottiglia. Ti bastano un calice pulito, un foglio di carta bianca e un po' di curiosità. Ecco i passaggi per iniziare ad assaggiare con consapevolezza, un senso alla volta.
Il primo contatto con il vino avviene attraverso gli occhi. Questa fase ti dà indizi preziosi sull'età e sullo stile della bottiglia.
Il profumo del vino anticipa quello che sentirai in bocca e rivela la sua complessità aromatica.
La fase finale unisce le sensazioni saporite e tattili per darti il quadro completo del vino.
Bere è istintivo, è il puro tracannare un vino a grandi sorsi, un esercizio fisico, muto.
Degustare è assaporare, apprezzare, analizzare, riconoscere, comparare, valutare, interpretare un vino sottoponendolo all’esame dei tuoi sensi: analisi sensoriale, la tecnica del bere.
Degustazione è curiosità, conoscenza, cultura: sapere.
Degustare è un atteggiamento mentale, è bere senza aver sete, bere a piccoli sorsi e lentamente: piacere.
Degustare è appropriarsi di un vocabolario specifico, di un linguaggio codificato, di parole comprensibili e condivise da tutti per comunicare agli altri le impressioni soggettive: parlare.
In sintesi, degustare è: analisi sensoriale, sapere, piacere e parlare.
Pierre Poupon - scrittore di vino e di degustazione - affermava: “riconoscere è assaporare una buona bottiglia è un segno di civiltà e di cultura, come saper apprezzare un buon libro o una bella statua”.
A proposito della degustazione Emile Peynaud - enologo francese e padre dell’enologia moderna - diceva: “conoscere meglio per meglio comprendere, conoscere meglio per apprezzare meglio”.
Non si può consumare responsabilmente un prodotto alimentare senza averne una minima conoscenza, fosse anche solo leggendone l’etichetta. Servono informazioni ancora più dettagliate se, invece di consumare, si vuole degustare.
Questo vale anche e in particolare per il vino.
Il vino si può paragonare a un libro composto da diversi capitoli.
Comprendere la trama, il senso, la traccia, la storia di quel libro saltando la lettura di alcuni capitoli è difficile e superficiale: si corre il rischio di peccare di superbia.
È difficile assaggiare un vino se non conosci:
La pratica e la consuetudine di assaggiare il vino sono nate probabilmente insieme al vino stesso, come testimoniano diverse fonti storiche.
Il vaso di Inandik, risalente al XVI secolo a.C., raffigura ad esempio persone intente a preparare e a bere una bevanda a base di vino. Raffigurazioni simili sul consumo di vino si trovano anche su numerosi orci greci ed egizi.
Tra i romani esistevano gli haustores (dal verbo latino haurio, gustare), figure dedicate ad assaggiare e classificare i vini.
Presso la scuola medica salernitana, tra il X e il XIII secolo, sono stati codificati per la prima volta i criteri per degustare i vini. In uno di questi testi, parlando delle qualità del buon vino, si legge:
Fan palese il vin sapore limpidezza, odor, colore. Se il buon vin conoscer brami, sia formoso, sia fragrante, forte sia, fresco e frizzante.
In un altro scritto della stessa scuola si consiglia di non tracannare, ma di bere poco e bene.
Nel XVI secolo, Sante Lancerio, attento degustatore e bottigliere di Papa Paolo III Farnese, scriveva così del "vino di riviera": «Viene da più luoghi della Riviera di Genova. Tali vini sono buoni et è un delicato bere, massimo la State. Sono di una terra detta Taglia, dove fa il buon moscatello, et ancora Oneglia, ma Monterosso, una delle cinque terre, fa meglio assai».
Anche l’agronomo bolognese Pier de’ Crescenzi rifletteva se il vino andasse assaggiato a stomaco pieno o vuoto, e invitava a non mangiare cibi amari o insalata prima dell'assaggio. Aveva già intuito la difficoltà di abbinare il vino ad alcune verdure, come carciofi e asparagi, o a piatti con un fondo amaro.
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