Acquerello: l'invecchiamento del riso Carnaroli


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La storia di Acquerello prende forma nella Tenuta Colombara di Livorno Ferraris, nel cuore della provincia di Vercelli. In questo territorio piemontese, storicamente vocato alla risicoltura, la famiglia Rondolino lavora dal 1935, anno in cui Cesare Rondolino acquistò la tenuta. La vera svolta arriva nel 1991, quando il figlio Piero decide di dedicarsi esclusivamente a una singola varietà, fondando il marchio e trasformando il modo di concepire e lavorare il riso Carnaroli.
La tenuta conserva tracce del suo passato rurale: nata tra il Quattrocento e il Cinquecento come ostello per i viandanti, si è poi sviluppata come cascina agricola, ospitando dal 1920 anche i dormitori per le mondine. Oggi, Piero gestisce l'azienda agricola insieme alla moglie Maria e ai figli Umberto, Anna e Rinaldo, seguendo l'intera filiera produttiva in venti passaggi controllati, dalla semina fino al confezionamento.
La lavorazione del riso Acquerello si basa su tre pilastri. Il primo è la sbiancatura delicata, effettuata con un macchinario tradizionale chiamato "elica" che sfrega i chicchi senza romperli. Il secondo, e più distintivo, è l'invecchiamento del riso grezzo. I chicchi riposano in silos refrigerati a temperature inferiori ai 15 gradi per un periodo che va da un minimo di un anno fino a sette o otto anni per le riserve. Questo riposo prolungato permette all'amido di stabilizzarsi, garantendo in cottura chicchi ben separati e una maggiore capacità di assorbire i condimenti.
Il terzo pilastro è un procedimento brevettato nel 2007 da Piero e Umberto Rondolino: il reintegro della gemma. La gemma, ovvero la parte più ricca di nutrienti che viene normalmente scartata durante la raffinazione, viene fatta riassorbire al chicco bianco. In questo modo, il riso mantiene la facilità di cottura tipica del riso bianco, integrando i valori nutrizionali del riso integrale.
Il risultato di questo processo viene infine confezionato sottovuoto in lattine metalliche pressurizzate con azoto, pensate per mantenere intatte le caratteristiche del prodotto nel tempo. Il Riso Carnaroli invecchiato 1 anno rappresenta l'espressione più conosciuta di questo metodo, pensato per chi cerca un ingrediente dalla tenuta di cottura precisa per la preparazione dei risotti.
il carnaroli invecchiato
Scopri il riso Carnaroli invecchiato un anno e reintegrato con la sua gemma, confezionato nell'iconica lattina per preservare ogni caratteristica del chicco.
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La storia di Acquerello prende forma nella Tenuta Colombara di Livorno Ferraris, nel cuore della provincia di Vercelli. In questo territorio piemontese, storicamente vocato alla risicoltura, la famiglia Rondolino lavora dal 1935, anno in cui Cesare Rondolino acquistò la tenuta. La vera svolta arriva nel 1991, quando il figlio Piero decide di dedicarsi esclusivamente a una singola varietà, fondando il marchio e trasformando il modo di concepire e lavorare il riso Carnaroli.
La tenuta conserva tracce del suo passato rurale: nata tra il Quattrocento e il Cinquecento come ostello per i viandanti, si è poi sviluppata come cascina agricola, ospitando dal 1920 anche i dormitori per le mondine. Oggi, Piero gestisce l'azienda agricola insieme alla moglie Maria e ai figli Umberto, Anna e Rinaldo, seguendo l'intera filiera produttiva in venti passaggi controllati, dalla semina fino al confezionamento.
La lavorazione del riso Acquerello si basa su tre pilastri. Il primo è la sbiancatura delicata, effettuata con un macchinario tradizionale chiamato "elica" che sfrega i chicchi senza romperli. Il secondo, e più distintivo, è l'invecchiamento del riso grezzo. I chicchi riposano in silos refrigerati a temperature inferiori ai 15 gradi per un periodo che va da un minimo di un anno fino a sette o otto anni per le riserve. Questo riposo prolungato permette all'amido di stabilizzarsi, garantendo in cottura chicchi ben separati e una maggiore capacità di assorbire i condimenti.
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