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Che cos'è il gianduja e come nasce il giandujotto a Torino? Il gianduja è una preparazione dolciaria ottenuta dall'unione di cacao, zucchero e nocciole piemontesi tostate e macinate. Nato a Torino all'inizio dell'Ottocento per far fronte alla scarsità di cacao dovuta al blocco navale napoleonico, questo impasto ha dato vita al giandujotto, il caratteristico cioccolatino a forma di barca rovesciata avvolto in un foglietto dorato o argentato.
Fondata da Slow Food nel cuore delle Langhe, l'Università di scienze gastronomiche di Pollenzo attrae studenti da decine di Paesi del mondo, interessati a un modello educativo unico. Molly Renaldo, studentessa statunitense con una grande passione per il cioccolato, racconta in questo articolo quali sono i 7 migliori giandujotti italiani.
La stagione sta cambiando, albeggia più tardi, diventa buio presto e il vento porta quel freddo frizzante che preannuncia la neve. Nelle città si accendono le luci delle feste e le vetrine si riempiono di specialità stagionali, ma c'è una città che spicca per la sua grande tradizione legata al cioccolato: Torino.
Questa tabella confronta i 7 giandujotti selezionati, riportando l'origine del produttore, la percentuale di nocciole dichiarata e le caratteristiche principali di ogni ricetta.
| Produttore | Origine | Contenuto di nocciole | Note di produzione e profilo |
|---|---|---|---|
| Caffarel | Torino | 28% | Cacao da Ecuador e Ghana, nota di burro di mandorle |
| Domori | Torino | Circa 30% Nocciola Piemonte IGP | Impiego di cacao Criollo e 15% di massa di cacao |
| Giraudi | Alessandria | 37-40% | Consistenza compatta, varianti classiche e senza zucchero con maltitolo |
| D. Barbero | Asti | 25% nocciole tostate | Tostatura bilanciata di nocciole e cacao con note salate e amare |
| Leone | Torino | Presenti da ricetta | Lavorazione da fave grezze macinate a pietra e vaniglia Bourbon |
| Bodrato | Capriata d'Orba | Presenti tostate | Assenza di grassi idrogenati e laboratorio a energia rinnovabile |
| Guido Gobino | Torino | Presenti Nocciola Piemonte IGP | Formato Tourinot da 5 grammi con note di burro di cacao e leggera acidità |
L'origine del gianduja è legata alla Torino del 1865, quando Pierre Paul Caffarel e Michele Prochet cercarono un'alternativa all'alto costo del cacao importato, condizionato dalle restrizioni del blocco napoleonico. Decisero di sostituire una parte dell'impasto integrando una pasta di nocciole piemontesi lavorata con cacao e zucchero. Nacque così un cioccolatino dalla tipica forma a nave rovesciata, il primo al mondo a essere confezionato singolarmente in un incarto, la cui storia è ricostruita dall'Enciclopedia Treccani.
La piccola confezione prende il nome da Gianduja, famosa maschera del carnevale piemontese, rinomato bevitore di vino, con un caratteristico cappello a tre punte, che andava in giro a regalare i cioccolatini durante il Carnevale del 1865. Presto divenne una specialità della città e ancora oggi non c'è negozio di dolci che non li abbia.
La ricerca del miglior produttore di Gianduja sembra un'impresa: ecco 7 giandujotti da provare durante la tua prossima visita da Eataly.
Iniziamo dall’originale (o almeno da uno dei produttori che indica di essere il primo): il giandujotto di Caffarel. Tutto ebbe inizio nel 1826, quando Pierre Paul Caffarel arrivò a Torino con il sogno di aprire il suo negozio. Il suo laboratorio sorse al posto di una ex conceria alla periferia della città e fu una delle prime industrie di cioccolato in tutta Europa. Nel 1852 venne per la prima volta aggiunta al cacao una pasta di nocciola. Quasi 100 anni dopo, Caffarel sviluppò l’estrusione, un processo in grado di riprodurre il movimento dei cioccolatieri durante la creazione dei gianduiotti.
I cioccolatini Caffarel contengono il 28% di pasta di nocciole piemontesi, oltre a cacao fine dall’Ecuador e dal Ghana. È sufficiente un assaggio per avvertire questa pasta di cacao al palato. La piccola aggiunta di burro di mandorle regala sottili note di rum e vaniglia, in equilibrio tra il dolce dello zucchero e l’amaro del cacao. Il profilo gustativo è ben delineato anche nella versione fondente del gianduiotto.
Domori è stata scelta da Eataly per una linea di giandujotti, e non a caso. L’azienda fu fondata con un sogno: scoprire l’anima del cioccolato, esplorando tra le materie prime, quei posti dove nessun altro cioccolataio era spentato prima. Furono i primi al mondo a lavorare solo con cacao di altissima qualità, molto aromatico. Ha base a Torino e utilizza fave provenienti da diverse zone, incluse le piantagioni di proprietà in Venezuela. L'azienda sceglie di pagare prezzi onesti ai fornitori e di usare cacao Criollo, la più antica varietà di cacao, che corrisponde solo al 10% della raccolta mondiale. Già dal primo morso, i giandujotti Domori rendono perfettamente l’idea di cosa debba essere il Gianduja. La dolcezza è la prima sensazione a emergere, composta da zucchero, il 15% di massa di cacao, con aggiunta di burro di cacao. Le nocciole sono di forte impatto, data l’elevata percentuale che arriva circa al 30% di Nocciola Piemonte IGP. La qualità nella produzione è presente in ogni morso, attraverso il bilanciamento continuo fra zucchero, nocciole e cacao.
Giraudi è un nome legato al Piemonte e alla città di Alessandria. È anche una delle realtà più giovani nel mondo del Gianduja presenti dentro Eataly, con 20 anni di vita e una grande reputazione nella produzione di alta qualità. Famosi per i giandujotti classici e fondenti senza zucchero, contengono come dolcificante il maltitolo. Per via della mancanza di una base dolce, questi cioccolatini hanno una consistenza insolita, che al palato assomiglia al burro. Giraudi si può identificare tra i vincitori dei gianduiotti densi e compatti, con il 37-40% di nocciola. Questa percentuale così alta dona note amare, sottolineate ancora di più dalla piccola nota di dolcezza, che almeno ti fa ricordare che stai mangiando cioccolato. Nel momento in cui tocca la tua lingua, la densità del cioccolato si riduce trasportandoti in un altro mondo.
Un'altra azienda di cioccolato fuori Torino, questa volta di Asti. Diversi documenti possono provare che la famiglia Barbero è specializzata nella vendita di dolci, dalle torte ai torroni, fino ai noasetti, sin dal 1838. Tuttavia la data ufficiale della sua fondazione è il 1883. Continuò a crescere negli anni, nonostante il fallimento di altre aziende, superando anche l'alluvione del 1994 ad Asti, e oggi dopo sette generazioni conta su mastri cioccolatieri. In questo gianduja prevale la sensazione di frutta secca, grazie al sapore della tostatura delle fave di cacao e delle nocciole, presenti al 25%. Il gusto che emerge parte dal sapore dolce del cioccolato, con un pizzico di acidità e un finale salato e amaro.
Il segreto dei Giandujotti Leone sta nella loro produzione. Rispetto a una produzione standard in cui viene usato cacao già lavorato, preferiscono iniziare dalle fave grezze, così da ottenere un cioccolato finissimo con un aroma e un sapore intenso. La tostatura delle fave di cacao è fatta con aria calda e non con fuoco diretto, riducendo così le possibilità di bruciarle. Le fave sono poi pelate e ridotte in granella, con macina a pietra naturale. L'azienda ha infatti deciso di non usare le classiche macine di metallo, preferendo le pietre di porfido e granito, per ridurre la quantità di stress sul prodotto. Solo dopo 60 ore di impastamento si otterrà la base da cui trasformare il gianduja. Leone, partendo dalla ricetta classica di cacao, zucchero e nocciole, aggiunge un ingrediente di qualità: estratto di vaniglia Bourbon, che a ogni morso ricorda i dolci della nonna.
Fu fondata come pasticceria a Genova da Luciano Bodrato nel 1943, per poi tornare alle radici piemontesi a Capriata d’Orba nel 1970. L’azienda è passata dal 2001 sotto la guida dei fratelli Bergaglio, che hanno portato tanti cambiamenti. I fratelli, grandi innovatori, hanno trasformato la piccola realtà in una grande azienda. Il nome Bodrato è diventato una garanzia di alta qualità. La produzione rispetta gli ideali di Slow Food, l’ambiente e il lavoro dei loro cioccolatieri, per produrre il miglior cioccolato possibile. Non c’è traccia di elementi idrogenati, e il laboratorio si basa su energia 100% rinnovabile. L’etica dell’azienda è un impegno a produrre cioccolato di qualità. Il loro giandujotto ha una bella presenza di nocciole tostate dentro un bagno di cacao dolce. Ha una consistenza solida che si scioglie appena tocca il palato. C’è una forte presenza di amaro per via della tostatura forte, che viene compensata dalla presenza dolce del burro di cacao.
Un altro nome giovane nel mondo del Gianduja è Guido Gobino, azienda creata nel 1964 che si è poi specializzata in prodotti locali, come il gianduja, solo nel 1980. La filosofia dell'azienda si concentra su un’attenta selezione della materia prima, oltre che su una produzione molto tradizionalista. Questi due punti sono stati la chiave del successo dell’azienda, riconosciuto con tanti premi italiani e non solo. Il suo Giandujotto, dal nome Tourinot, è più piccolo degli altri, da 5 g. Il primo impatto della Nocciola Piemonte IGP è seguito dalla dolcezza e dal tocco di amaro del burro di cacao, che termina con una nota di acidità. Una consistenza interessante, diversa da tutte quelle mai provate.
A un primo sguardo, i giandujotti condividono la tipica forma a barca rovesciata e una base di ingredienti essenziale: nocciole, cacao e zucchero. Tuttavia, ogni produttore interpreta la ricetta modulando la tostatura della nocciola e la percentuale di cacao, ottenendo profili aromatici e consistenze differenti.
Per valorizzare il gianduja nell'assaggio, la temperatura di servizio ideale è tra i 18 °C e i 20 °C. Dal punto di vista degli abbinamenti, la componente grassa della nocciola e la dolcezza del cacao trovano bilanciamento con un caffè espresso da singola origine, distillati morbidi o vini fortificati e aromatici come il Barolo Chinato, le cui note amaro-speziate puliscono il palato.
La selezione di giandujotti tra gli scaffali di Eataly offre un panorama ampio di queste sfumature: l'assaggio diretto resta il modo migliore per scoprire le tue combinazioni preferite.
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Che cos'è il gianduja e come nasce il giandujotto a Torino? Il gianduja è una preparazione dolciaria ottenuta dall'unione di cacao, zucchero e nocciole piemontesi tostate e macinate. Nato a Torino all'inizio dell'Ottocento per far fronte alla scarsità di cacao dovuta al blocco navale napoleonico, questo impasto ha dato vita al giandujotto, il caratteristico cioccolatino a forma di barca rovesciata avvolto in un foglietto dorato o argentato.
Fondata da Slow Food nel cuore delle Langhe, l'Università di scienze gastronomiche di Pollenzo attrae studenti da decine di Paesi del mondo, interessati a un modello educativo unico. Molly Renaldo, studentessa statunitense con una grande passione per il cioccolato, racconta in questo articolo quali sono i 7 migliori giandujotti italiani.
La stagione sta cambiando, albeggia più tardi, diventa buio presto e il vento porta quel freddo frizzante che preannuncia la neve. Nelle città si accendono le luci delle feste e le vetrine si riempiono di specialità stagionali, ma c'è una città che spicca per la sua grande tradizione legata al cioccolato: Torino.
Questa tabella confronta i 7 giandujotti selezionati, riportando l'origine del produttore, la percentuale di nocciole dichiarata e le caratteristiche principali di ogni ricetta.
| Produttore | Origine | Contenuto di nocciole | Note di produzione e profilo |
|---|---|---|---|
| Caffarel | Torino | 28% | Cacao da Ecuador e Ghana, nota di burro di mandorle |
| Domori | Torino | Circa 30% Nocciola Piemonte IGP | Impiego di cacao Criollo e 15% di massa di cacao |
| Giraudi | Alessandria | 37-40% | Consistenza compatta, varianti classiche e senza zucchero con maltitolo |
| D. Barbero | Asti | 25% nocciole tostate | Tostatura bilanciata di nocciole e cacao con note salate e amare |
| Leone | Torino | Presenti da ricetta | Lavorazione da fave grezze macinate a pietra e vaniglia Bourbon |
| Bodrato | Capriata d'Orba | Presenti tostate | Assenza di grassi idrogenati e laboratorio a energia rinnovabile |
| Guido Gobino | Torino | Presenti Nocciola Piemonte IGP | Formato Tourinot da 5 grammi con note di burro di cacao e leggera acidità |
L'origine del gianduja è legata alla Torino del 1865, quando Pierre Paul Caffarel e Michele Prochet cercarono un'alternativa all'alto costo del cacao importato, condizionato dalle restrizioni del blocco napoleonico. Decisero di sostituire una parte dell'impasto integrando una pasta di nocciole piemontesi lavorata con cacao e zucchero. Nacque così un cioccolatino dalla tipica forma a nave rovesciata, il primo al mondo a essere confezionato singolarmente in un incarto, la cui storia è ricostruita dall'Enciclopedia Treccani.
La piccola confezione prende il nome da Gianduja, famosa maschera del carnevale piemontese, rinomato bevitore di vino, con un caratteristico cappello a tre punte, che andava in giro a regalare i cioccolatini durante il Carnevale del 1865. Presto divenne una specialità della città e ancora oggi non c'è negozio di dolci che non li abbia.
La ricerca del miglior produttore di Gianduja sembra un'impresa: ecco 7 giandujotti da provare durante la tua prossima visita da Eataly.
Iniziamo dall’originale (o almeno da uno dei produttori che indica di essere il primo): il giandujotto di Caffarel. Tutto ebbe inizio nel 1826, quando Pierre Paul Caffarel arrivò a Torino con il sogno di aprire il suo negozio. Il suo laboratorio sorse al posto di una ex conceria alla periferia della città e fu una delle prime industrie di cioccolato in tutta Europa. Nel 1852 venne per la prima volta aggiunta al cacao una pasta di nocciola. Quasi 100 anni dopo, Caffarel sviluppò l’estrusione, un processo in grado di riprodurre il movimento dei cioccolatieri durante la creazione dei gianduiotti.
I cioccolatini Caffarel contengono il 28% di pasta di nocciole piemontesi, oltre a cacao fine dall’Ecuador e dal Ghana. È sufficiente un assaggio per avvertire questa pasta di cacao al palato. La piccola aggiunta di burro di mandorle regala sottili note di rum e vaniglia, in equilibrio tra il dolce dello zucchero e l’amaro del cacao. Il profilo gustativo è ben delineato anche nella versione fondente del gianduiotto.
Domori è stata scelta da Eataly per una linea di giandujotti, e non a caso. L’azienda fu fondata con un sogno: scoprire l’anima del cioccolato, esplorando tra le materie prime, quei posti dove nessun altro cioccolataio era spentato prima. Furono i primi al mondo a lavorare solo con cacao di altissima qualità, molto aromatico. Ha base a Torino e utilizza fave provenienti da diverse zone, incluse le piantagioni di proprietà in Venezuela. L'azienda sceglie di pagare prezzi onesti ai fornitori e di usare cacao Criollo, la più antica varietà di cacao, che corrisponde solo al 10% della raccolta mondiale. Già dal primo morso, i giandujotti Domori rendono perfettamente l’idea di cosa debba essere il Gianduja. La dolcezza è la prima sensazione a emergere, composta da zucchero, il 15% di massa di cacao, con aggiunta di burro di cacao. Le nocciole sono di forte impatto, data l’elevata percentuale che arriva circa al 30% di Nocciola Piemonte IGP. La qualità nella produzione è presente in ogni morso, attraverso il bilanciamento continuo fra zucchero, nocciole e cacao.
Giraudi è un nome legato al Piemonte e alla città di Alessandria. È anche una delle realtà più giovani nel mondo del Gianduja presenti dentro Eataly, con 20 anni di vita e una grande reputazione nella produzione di alta qualità. Famosi per i giandujotti classici e fondenti senza zucchero, contengono come dolcificante il maltitolo. Per via della mancanza di una base dolce, questi cioccolatini hanno una consistenza insolita, che al palato assomiglia al burro. Giraudi si può identificare tra i vincitori dei gianduiotti densi e compatti, con il 37-40% di nocciola. Questa percentuale così alta dona note amare, sottolineate ancora di più dalla piccola nota di dolcezza, che almeno ti fa ricordare che stai mangiando cioccolato. Nel momento in cui tocca la tua lingua, la densità del cioccolato si riduce trasportandoti in un altro mondo.
Un'altra azienda di cioccolato fuori Torino, questa volta di Asti. Diversi documenti possono provare che la famiglia Barbero è specializzata nella vendita di dolci, dalle torte ai torroni, fino ai noasetti, sin dal 1838. Tuttavia la data ufficiale della sua fondazione è il 1883. Continuò a crescere negli anni, nonostante il fallimento di altre aziende, superando anche l'alluvione del 1994 ad Asti, e oggi dopo sette generazioni conta su mastri cioccolatieri. In questo gianduja prevale la sensazione di frutta secca, grazie al sapore della tostatura delle fave di cacao e delle nocciole, presenti al 25%. Il gusto che emerge parte dal sapore dolce del cioccolato, con un pizzico di acidità e un finale salato e amaro.
Il segreto dei Giandujotti Leone sta nella loro produzione. Rispetto a una produzione standard in cui viene usato cacao già lavorato, preferiscono iniziare dalle fave grezze, così da ottenere un cioccolato finissimo con un aroma e un sapore intenso. La tostatura delle fave di cacao è fatta con aria calda e non con fuoco diretto, riducendo così le possibilità di bruciarle. Le fave sono poi pelate e ridotte in granella, con macina a pietra naturale. L'azienda ha infatti deciso di non usare le classiche macine di metallo, preferendo le pietre di porfido e granito, per ridurre la quantità di stress sul prodotto. Solo dopo 60 ore di impastamento si otterrà la base da cui trasformare il gianduja. Leone, partendo dalla ricetta classica di cacao, zucchero e nocciole, aggiunge un ingrediente di qualità: estratto di vaniglia Bourbon, che a ogni morso ricorda i dolci della nonna.
Fu fondata come pasticceria a Genova da Luciano Bodrato nel 1943, per poi tornare alle radici piemontesi a Capriata d’Orba nel 1970. L’azienda è passata dal 2001 sotto la guida dei fratelli Bergaglio, che hanno portato tanti cambiamenti. I fratelli, grandi innovatori, hanno trasformato la piccola realtà in una grande azienda. Il nome Bodrato è diventato una garanzia di alta qualità. La produzione rispetta gli ideali di Slow Food, l’ambiente e il lavoro dei loro cioccolatieri, per produrre il miglior cioccolato possibile. Non c’è traccia di elementi idrogenati, e il laboratorio si basa su energia 100% rinnovabile. L’etica dell’azienda è un impegno a produrre cioccolato di qualità. Il loro giandujotto ha una bella presenza di nocciole tostate dentro un bagno di cacao dolce. Ha una consistenza solida che si scioglie appena tocca il palato. C’è una forte presenza di amaro per via della tostatura forte, che viene compensata dalla presenza dolce del burro di cacao.
Un altro nome giovane nel mondo del Gianduja è Guido Gobino, azienda creata nel 1964 che si è poi specializzata in prodotti locali, come il gianduja, solo nel 1980. La filosofia dell'azienda si concentra su un’attenta selezione della materia prima, oltre che su una produzione molto tradizionalista. Questi due punti sono stati la chiave del successo dell’azienda, riconosciuto con tanti premi italiani e non solo. Il suo Giandujotto, dal nome Tourinot, è più piccolo degli altri, da 5 g. Il primo impatto della Nocciola Piemonte IGP è seguito dalla dolcezza e dal tocco di amaro del burro di cacao, che termina con una nota di acidità. Una consistenza interessante, diversa da tutte quelle mai provate.
A un primo sguardo, i giandujotti condividono la tipica forma a barca rovesciata e una base di ingredienti essenziale: nocciole, cacao e zucchero. Tuttavia, ogni produttore interpreta la ricetta modulando la tostatura della nocciola e la percentuale di cacao, ottenendo profili aromatici e consistenze differenti.
Per valorizzare il gianduja nell'assaggio, la temperatura di servizio ideale è tra i 18 °C e i 20 °C. Dal punto di vista degli abbinamenti, la componente grassa della nocciola e la dolcezza del cacao trovano bilanciamento con un caffè espresso da singola origine, distillati morbidi o vini fortificati e aromatici come il Barolo Chinato, le cui note amaro-speziate puliscono il palato.
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