Racconti
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Spedizione gratuita per ordini superiori a 99€

I legumi sono stati per secoli l'alimento base per i contadini italiani. Soprattutto in Puglia e nel Gargano, terra vocata da sempre alla crescita di questi preziosi semi: qui ceci, fagioli, cicerchie e fave venivano consumati in grandi quantità. Le fave, in particolare, erano coltivate sui terreni calcarei e argillosi di Carpino, piccolo paese che riforniva tutta la regione; quando però alla fine del 1800 il loro prezzo cominciò a salire e furono sostituite dalle patate, la produzione delle fave subì un forte rallentamento, fino quasi a scomparire a fine 1900.
Negli anni '90, a Carpino, le coltivavano soltanto i contadini Nicola Ortore e Antonio Cannarozzi su una superficie di 3-4 ettari. Con l'impegno dei coltivatori e il sostegno di Slow Food, la Fava di Carpino ha ampliato la sua presenza: oggi viene coltivata su 10 ettari di terreno, con una produzione di circa 300 quintali all'anno.
Presidio Slow Food La Fava di Carpino è un Presidio Slow Food salvaguardato per tutelare la biodiversità locale e le tecniche di coltivazione tradizionali. Puoi approfondire le attività di tutela e la storia del progetto sul sito ufficiale di Slow Food.
La Fava di Carpino si differenzia dalle altre varietà per via di una fossetta nella parte inferiore. Ha dimensioni medio-piccole, è verde al momento della raccolta, per poi virare verso il color sabbia. La semina della Fava di Carpino avviene tra ottobre e novembre, senza concimi ed eliminando a mano le erbe infestanti. Tra giugno e luglio le piante vengono falciate a mano, legate in covoni e seccate. Quando sono ben secche, vengono poste sopra una porzione di terreno particolarmente dura e, quando il sole è alto, vengono schiacciate dai cavalli (fase della pesa) in modo da separarle dalla paglia. Infine, utilizzando delle forche di legno le fave vengono separate dalla paglia.
Le Fave di Carpino possono essere utilizzate per preparare tanti piatti diversi. Da una semplice zuppa, preparata ammollando i legumi e cuocendoli a lungo con un soffritto di cipolla, al tradizionale piatto salentino fae' e fogghie, cioè una purea di fave con cicoria bollita. O ancora per ottimi sughi (con broccoli e pancetta o con asparagi, guanciale e pecorino) e con il pesce: puoi ridurle in purea e usarle come base di un secondo, oppure in una zuppa di cozze e vongole.
Puoi acquistare le Fave di Carpino nei punti vendita Eataly oppure ordinarle direttamente da casa. Visita lo store online di Eataly e scopri la selezione di legumi per ricevere questo Presidio Slow Food e le altre specialità tradizionali pugliesi.
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I legumi sono stati per secoli l'alimento base per i contadini italiani. Soprattutto in Puglia e nel Gargano, terra vocata da sempre alla crescita di questi preziosi semi: qui ceci, fagioli, cicerchie e fave venivano consumati in grandi quantità. Le fave, in particolare, erano coltivate sui terreni calcarei e argillosi di Carpino, piccolo paese che riforniva tutta la regione; quando però alla fine del 1800 il loro prezzo cominciò a salire e furono sostituite dalle patate, la produzione delle fave subì un forte rallentamento, fino quasi a scomparire a fine 1900.
Negli anni '90, a Carpino, le coltivavano soltanto i contadini Nicola Ortore e Antonio Cannarozzi su una superficie di 3-4 ettari. Con l'impegno dei coltivatori e il sostegno di Slow Food, la Fava di Carpino ha ampliato la sua presenza: oggi viene coltivata su 10 ettari di terreno, con una produzione di circa 300 quintali all'anno.
Presidio Slow Food La Fava di Carpino è un Presidio Slow Food salvaguardato per tutelare la biodiversità locale e le tecniche di coltivazione tradizionali. Puoi approfondire le attività di tutela e la storia del progetto sul sito ufficiale di Slow Food.
La Fava di Carpino si differenzia dalle altre varietà per via di una fossetta nella parte inferiore. Ha dimensioni medio-piccole, è verde al momento della raccolta, per poi virare verso il color sabbia. La semina della Fava di Carpino avviene tra ottobre e novembre, senza concimi ed eliminando a mano le erbe infestanti. Tra giugno e luglio le piante vengono falciate a mano, legate in covoni e seccate. Quando sono ben secche, vengono poste sopra una porzione di terreno particolarmente dura e, quando il sole è alto, vengono schiacciate dai cavalli (fase della pesa) in modo da separarle dalla paglia. Infine, utilizzando delle forche di legno le fave vengono separate dalla paglia.
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