La Nicchia: il cappero di Pantelleria


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Sull'isola vulcanica di Pantelleria, in contrada Scauri, l'azienda agricola La Nicchia coltiva e lavora il prodotto simbolo di questo territorio: il cappero. Fondata nel 1949 da Antonio Bonomo e Girolamo Giglio, l'azienda è oggi guidata da Gabriele Lasagni e rappresenta l'unica realtà dell'isola in grado di gestire l'intera filiera produttiva, dalla coltivazione in campo fino al confezionamento nel barattolo.
La coltivazione su questi terreni richiede quella che viene definita un'agricoltura eroica. La raccolta avviene rigorosamente a mano, staccando i boccioli uno a uno, un lavoro minuzioso che a volte viene svolto persino durante le ore notturne. Nel 2010, l'impegno verso la valorizzazione di questa coltura ha portato all'apertura del Museo del Cappero, nato dopo l'acquisizione del marchio e del laboratorio dallo storico ristorante omonimo.
Della pianta del Capparis spinosa non si butta via nulla. La Nicchia lavora i boccioli, ovvero i classici capperi di Pantelleria IGP, ma anche i frutti, chiamati cucunci, le foglie e i germogli. La conservazione avviene sotto sale marino, senza l'aggiunta di acqua per la maturazione, oppure in olio extravergine d'oliva. Questo metodo permette di mantenere intatta la consistenza carnosa e la fragranza nel tempo.
Oltre ai capperi, le ricette de La Nicchia includono materie prime locali come l'origano di Pantelleria, le mandorle siciliane, i pomodori secchi e le olive. Nascono così preparazioni come il pesto di capperi, una variante isolana del classico condimento al basilico, o le foglie di cappero in olio extravergine, pensate per guarnire piatti di pesce o verdure.
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Sull'isola vulcanica di Pantelleria, in contrada Scauri, l'azienda agricola La Nicchia coltiva e lavora il prodotto simbolo di questo territorio: il cappero. Fondata nel 1949 da Antonio Bonomo e Girolamo Giglio, l'azienda è oggi guidata da Gabriele Lasagni e rappresenta l'unica realtà dell'isola in grado di gestire l'intera filiera produttiva, dalla coltivazione in campo fino al confezionamento nel barattolo.
La coltivazione su questi terreni richiede quella che viene definita un'agricoltura eroica. La raccolta avviene rigorosamente a mano, staccando i boccioli uno a uno, un lavoro minuzioso che a volte viene svolto persino durante le ore notturne. Nel 2010, l'impegno verso la valorizzazione di questa coltura ha portato all'apertura del Museo del Cappero, nato dopo l'acquisizione del marchio e del laboratorio dallo storico ristorante omonimo.
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