regionali
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Spedizione gratuita per ordini superiori a 99€

Trieste è una città di confini e di incontri, dove il vento della bora incrocia la cultura dei caffè storici e la tradizione spontanea delle osmize. La cucina del capoluogo giuliano racconta una storia affascinante fatta di stratificazioni: le radici asburgiche e mitteleuropee si intrecciano con le influenze balcaniche e con i profumi del Mediterraneo. Pur affacciata sul mare, la città vanta una tradizione gastronomica solida e variegata, dove il pesce dell'Adriatico convive con minestre di legumi, crauti fermentati e stufati di carne speziati alla paprica. Cucinare triestino significa portare in tavola sapori schietti e confortanti, nati dall'incontro tra culture diverse nel cuore del Carso e della costa.
Partendo dagli antipasti, non si può non pensare a un tagliere di prosciutto cotto in crosta (Parsuto in crosta), affumicato e cotto avvolto nell’impasto del pane, rigorosamente da tagliare al coltello.
Oppure al liptauer, il cui nome deriva da una località slovacca, una spuma di formaggi arricchita con paprika e cumino, chiaro segnale dell’influenza austro-ungarica, da spalmare sui crostini.
O ancora due piatti di origine veneta come i sardoni in savor, a base di alici infarinate, fritte e marinate con le cipolle, e il baccalà mantecato, e la granzievola a la triestina, di origine istriana: polpa di granchio condita con olio, succo di limone, sale, pepe e prezzemolo e servita all’interno del suo guscio.
Passando ai primi piatti, la cucina triestina offre un mix di piatti di terra, di mare e vegetariani. Innanzitutto le zuppe: la jota, a base di crauti, fagioli, patate, salsicce, pancetta affumicata, erbe e spezie; la zuppa de bobici, a base di mais e fagioli; la pasta e fagioli triestina, con l’aggiunta della cotenna di maiale; e il brodeto, brodetto di pesce preparato con pesci di piccola dimensione, molluschi e crostacei.
Altro piatto forte della cucina triestina sono gli gnocchi: quelli di fegato, quelli di pane, preparati con pane raffermo cotto in un intingolo a base di prosciutto, quelli di susine, preparati avvolgendo attorno a un pezzo di susina secca l’impasto degli gnocchi di patate (o semolino) e conditi con burro e cannella (qualcuno li mangia come dolce) e quelli con il gulash.
Altrimenti i primi a base di riso, come risi e bisi (riso e piselli), o gli strucoli, i “parenti triestini” dei cannelloni, arrotolati e tagliati a fettine e ripieni di carne, verdure, ricotta e spinaci o anche uvetta e noci.
Anche tra i secondi piatti c’è l’imbarazzo della scelta. Per quanto riguarda quelli a base di carne c’è il gulash, ci sono i cevapcici (salsicce speziate di origine balcanica), la porzina con capuzi, cioè la coppa di maiale lessa con senape, crauti e rafano. Questi ultimi due ingredienti sono utilizzati anche per condire il carrè di maiale nel Kaiserfleisch. Altre pietanze triestine a base di carne sono le luganighe de Vienna (wurstel) e di cragno (salsicce) e la calandraca, spezzatino di vitello piccante con patate. Questi piatti possono essere abbinati a un Terrano, il vino rosso più tipico della zona.
Oltre alla carne, anche il pesce offre molto ai secondi piatti triestini: dagli scampi alla busara, cotti interi in un soffritto di olio, aglio, peperoncino e pangrattato, sfumati con il vino bianco e conditi con il pomodoro, ai pedoci a la scotadeo (cozze alla scottadito), cucinati in bianco con aglio, prezzemolo e pangrattato, fino al merluzzo all’istriana, con capperi tritati, acciughe e patate, e al baccalà al pomodoro, con acciughe e prezzemolo in abbondanza. Perché non abbinare una di queste portate a un Vitovska, il vino bianco triestino più celebre?
La cucina di Trieste unisce sapori di terra e di mare, richiedendo calici capaci di sostenere piatti strutturati come minestre di legumi e cotture lente di carne, ma anche preparazioni ittiche saporite. I vitigni autoctoni del Carso e del territorio friulano offrono l'abbinamento naturale per esaltare ogni ricetta.
| Piatto | Vino consigliato | Denominazione | Note di degustazione e abbinamento |
|---|---|---|---|
| Jota triestina | Terrano del Carso | DOC Carso | L'acidità e la freschezza del Terrano bilanciano la ricchezza dei crauti e della carne di maiale. |
| Goulash alla triestina | Refosco dal Peduncolo Rosso | DOC Friuli Grave | Struttura importante e tannini equilibrati per sostenere le spezie e la cottura lenta del manzo. |
| Sardoni in savor | Vitovska | DOC Carso | Mineralità e sapidità tipiche del suolo carsico per accompagnare l'agrodolce della marinatura. |
| Granseola alla triestina | Malvasia Istriana | DOC Collio | Profilo aromatico pulito e finale ammandorlato che valorizzano la delicatezza del crostaceo. |
Per un servizio ideale, servi i bianchi del Carso a una temperatura di 8-10 °C e i rossi a base di Terrano o Refosco a 16-18 °C.
Concludiamo con i dolci della tradizione triestina. Lo strucolo (questa volta ripieno di mele, ciliegie o altra frutta di stagione) è il parente triestino dello strudel; la pinza è un dolce pasquale di pasta lievitata con l’aggiunta di rum, bucce grattugiate di arancia e limone e vaniglia; il presniz, di origine ungherese, è preparato con pasta sfoglia, zucchero, noci, pinoli e mandorle; infine il koch, una sorta di soufflé a base di burro e zucchero montati, pangrattato, uova e altri ingredienti a scelta, come aromi, pezzi di frutta, semolino o riso.
La cucina di Trieste unisce sapori di terra e tradizioni mitteleuropee. Ecco due preparazioni storiche da realizzare a casa con ingredienti di qualità.
Questa minestra ricca a base di crauti, fagioli e patate è uno dei piatti simbolo del territorio.
Rispetto alla versione ungherese, il goulash triestino non prevede l'uso di strutto o cumino abbondante, concentrandosi sul bilanciamento tra la carne di manzo e le cipolle in eguale quantità.
Spedizione gratuita per ordini superiori a 99€

Trieste è una città di confini e di incontri, dove il vento della bora incrocia la cultura dei caffè storici e la tradizione spontanea delle osmize. La cucina del capoluogo giuliano racconta una storia affascinante fatta di stratificazioni: le radici asburgiche e mitteleuropee si intrecciano con le influenze balcaniche e con i profumi del Mediterraneo. Pur affacciata sul mare, la città vanta una tradizione gastronomica solida e variegata, dove il pesce dell'Adriatico convive con minestre di legumi, crauti fermentati e stufati di carne speziati alla paprica. Cucinare triestino significa portare in tavola sapori schietti e confortanti, nati dall'incontro tra culture diverse nel cuore del Carso e della costa.
Partendo dagli antipasti, non si può non pensare a un tagliere di prosciutto cotto in crosta (Parsuto in crosta), affumicato e cotto avvolto nell’impasto del pane, rigorosamente da tagliare al coltello.
Oppure al liptauer, il cui nome deriva da una località slovacca, una spuma di formaggi arricchita con paprika e cumino, chiaro segnale dell’influenza austro-ungarica, da spalmare sui crostini.
O ancora due piatti di origine veneta come i sardoni in savor, a base di alici infarinate, fritte e marinate con le cipolle, e il baccalà mantecato, e la granzievola a la triestina, di origine istriana: polpa di granchio condita con olio, succo di limone, sale, pepe e prezzemolo e servita all’interno del suo guscio.
Passando ai primi piatti, la cucina triestina offre un mix di piatti di terra, di mare e vegetariani. Innanzitutto le zuppe: la jota, a base di crauti, fagioli, patate, salsicce, pancetta affumicata, erbe e spezie; la zuppa de bobici, a base di mais e fagioli; la pasta e fagioli triestina, con l’aggiunta della cotenna di maiale; e il brodeto, brodetto di pesce preparato con pesci di piccola dimensione, molluschi e crostacei.
Altro piatto forte della cucina triestina sono gli gnocchi: quelli di fegato, quelli di pane, preparati con pane raffermo cotto in un intingolo a base di prosciutto, quelli di susine, preparati avvolgendo attorno a un pezzo di susina secca l’impasto degli gnocchi di patate (o semolino) e conditi con burro e cannella (qualcuno li mangia come dolce) e quelli con il gulash.
Altrimenti i primi a base di riso, come risi e bisi (riso e piselli), o gli strucoli, i “parenti triestini” dei cannelloni, arrotolati e tagliati a fettine e ripieni di carne, verdure, ricotta e spinaci o anche uvetta e noci.
Anche tra i secondi piatti c’è l’imbarazzo della scelta. Per quanto riguarda quelli a base di carne c’è il gulash, ci sono i cevapcici (salsicce speziate di origine balcanica), la porzina con capuzi, cioè la coppa di maiale lessa con senape, crauti e rafano. Questi ultimi due ingredienti sono utilizzati anche per condire il carrè di maiale nel Kaiserfleisch. Altre pietanze triestine a base di carne sono le luganighe de Vienna (wurstel) e di cragno (salsicce) e la calandraca, spezzatino di vitello piccante con patate. Questi piatti possono essere abbinati a un Terrano, il vino rosso più tipico della zona.
Oltre alla carne, anche il pesce offre molto ai secondi piatti triestini: dagli scampi alla busara, cotti interi in un soffritto di olio, aglio, peperoncino e pangrattato, sfumati con il vino bianco e conditi con il pomodoro, ai pedoci a la scotadeo (cozze alla scottadito), cucinati in bianco con aglio, prezzemolo e pangrattato, fino al merluzzo all’istriana, con capperi tritati, acciughe e patate, e al baccalà al pomodoro, con acciughe e prezzemolo in abbondanza. Perché non abbinare una di queste portate a un Vitovska, il vino bianco triestino più celebre?
La cucina di Trieste unisce sapori di terra e di mare, richiedendo calici capaci di sostenere piatti strutturati come minestre di legumi e cotture lente di carne, ma anche preparazioni ittiche saporite. I vitigni autoctoni del Carso e del territorio friulano offrono l'abbinamento naturale per esaltare ogni ricetta.
| Piatto | Vino consigliato | Denominazione | Note di degustazione e abbinamento |
|---|---|---|---|
| Jota triestina | Terrano del Carso | DOC Carso | L'acidità e la freschezza del Terrano bilanciano la ricchezza dei crauti e della carne di maiale. |
| Goulash alla triestina | Refosco dal Peduncolo Rosso | DOC Friuli Grave | Struttura importante e tannini equilibrati per sostenere le spezie e la cottura lenta del manzo. |
| Sardoni in savor | Vitovska | DOC Carso | Mineralità e sapidità tipiche del suolo carsico per accompagnare l'agrodolce della marinatura. |
| Granseola alla triestina | Malvasia Istriana | DOC Collio | Profilo aromatico pulito e finale ammandorlato che valorizzano la delicatezza del crostaceo. |
Per un servizio ideale, servi i bianchi del Carso a una temperatura di 8-10 °C e i rossi a base di Terrano o Refosco a 16-18 °C.
Concludiamo con i dolci della tradizione triestina. Lo strucolo (questa volta ripieno di mele, ciliegie o altra frutta di stagione) è il parente triestino dello strudel; la pinza è un dolce pasquale di pasta lievitata con l’aggiunta di rum, bucce grattugiate di arancia e limone e vaniglia; il presniz, di origine ungherese, è preparato con pasta sfoglia, zucchero, noci, pinoli e mandorle; infine il koch, una sorta di soufflé a base di burro e zucchero montati, pangrattato, uova e altri ingredienti a scelta, come aromi, pezzi di frutta, semolino o riso.
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