Racconti
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Molte produzioni di cioccolato note a livello mondiale sono italiane, ed è naturale associare questa lavorazione all'Italia. Eppure le origini della storia del cioccolato vanno ricercate molto lontano, fino all'epoca della scoperta dell'America.
Il nome scientifico del cacao, Theobroma cacao, deriva dal greco theos (dio) e broma (cibo), con il significato di "cibo degli dei". In America Centrale, le popolazioni precolombiane utilizzavano le fave per preparare una bevanda a base di pasta di cacao, servita fredda e insaporita con fiori e spezie come vaniglia, peperoncino e cannella. Considerata un elemento rituale e sacro, la preparazione era legata alla cultura maya, che si affidava al dio Ek Chuah per propiziare i raccolti.
Con l'arrivo dei conquistatori europei, il cacao fu introdotto in Europa, dove la bevanda si diffuse inizialmente nelle corti. In seguito, il consumo si estese in Italia, consolidandosi in diverse città. L'evoluzione delle tecniche di estrazione e lavorazione consentì successivamente di passare dalla fruizione prevalentemente liquida alla produzione del cioccolato in forma solida, fino all'invenzione della tavoletta.
Dopo la fioritura della pianta del cacao crescono i frutti, detti cabosse, al cui interno si trovano le fave immerse in una polpa chiara. Una volta raccolte, le fave vengono lasciate a fermentare in ambiente protetto, per poi essere tostate e macinate fino a ottenere la pasta di cacao. A questo ingrediente di base si uniscono gli altri componenti: burro di cacao, zucchero ed eventualmente latte.
La lavorazione prosegue con la raffinazione, il concaggio (un lungo processo di impastamento) e il temperaggio, una fase di riscaldamento e raffreddamento alternati che stabilizza la cristallizzazione del burro di cacao. Infine, il composto viene modellato e colato negli stampi, pronto per la commercializzazione o per l'aggiunta di altri aromi.
Le diverse tipologie di cioccolato dipendono dalla presenza e dalla combinazione degli ingredienti base:
Ami il cioccolato? Scopri come preparare un'ottima cioccolata calda.
Furono poi i conquistadores spagnoli a dare il via alla storia del cioccolato in Europa, dopo averla importata dalle Americhe: qui erano soliti gustarla la sera tardi, preferibilmente calda e con l’aggiunta di zucchero di canna, servita da mogli, concubine e schiavi autoctoni. E, dopo essersene innamorati, la portarono con sé nella madrepatria.
Grazie ai rapporti con la Spagna e ai matrimoni dinastici tra eredi delle Case Reali, l’Italia fu uno dei Paesi nei quali la tradizione del cioccolato attecchì prima. Fu infatti probabilmente Catalina Micaele, Infanta di Spagna, figlia di Filippo II e sposa di Carlo Emanuele I di Savoia, a portare a Torino il rito della cioccolata calda. Solo 100 anni più tardi, però, due Madame Reali dei Savoia istituzionalizzarono in Italia la specialità iberica: si tratta di Maria Cristina di Francia (figlia del re francese Enrico IV e di Maria de’ Medici) e Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemour, grazie alle quali l'uso della cioccolata divenne comune nei salotti piemontesi. Di lì a poco, Torino sarebbe diventata un centro di riferimento per la produzione di cioccolato a livello continentale, ruolo che conserva ancora oggi (basti pensare al gianduiotto, nato dalla pasta di gianduia ideata a Torino da Michele Prochet nel 1852, e al Bicerin, bevanda a base di cioccolato, caffè e panna simbolo della cultura dolciaria piemontese).
Prima della nascita del cioccolato come lo intendiamo oggi passarono però ancora circa 2 secoli: solo nell’800 si sperimentarono infatti le prime ricette per ottenere il cioccolato solido, e proprio in questi anni nacquero gli accostamenti di maggior successo, ad esempio con le nocciole (a Torino) e con il latte (in Svizzera). A seguito della rivoluzione industriale, infine, il cioccolato smise di essere un alimento d’élite, divenne un prodotto di massa e fu avviata la sua produzione in tutto il mondo: oggi è ottimo gustato al naturale, come ingrediente per dolci al cioccolato o per preparare un'ottima cioccolata calda.
Sapevi che il nome scientifico della pianta del cacao è Theobroma cacao, che significa "cibo degli dei"? Nell'antica civiltà maya esisteva persino una divinità dedicata a questa pianta, il dio Ek Chuah, a cui ci si rivolgeva per assicurare un buon raccolto.
In origine il cacao non si sgranocchiava come oggi: per molti secoli si è consumato soltanto sotto forma di bevanda. In America Centrale veniva insaporito con fiori e spezie come vaniglia, cannella e persino peperoncino, mentre le tavolette solide sono nate soltanto nel corso dell'Ottocento.
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Molte produzioni di cioccolato note a livello mondiale sono italiane, ed è naturale associare questa lavorazione all'Italia. Eppure le origini della storia del cioccolato vanno ricercate molto lontano, fino all'epoca della scoperta dell'America.
Il nome scientifico del cacao, Theobroma cacao, deriva dal greco theos (dio) e broma (cibo), con il significato di "cibo degli dei". In America Centrale, le popolazioni precolombiane utilizzavano le fave per preparare una bevanda a base di pasta di cacao, servita fredda e insaporita con fiori e spezie come vaniglia, peperoncino e cannella. Considerata un elemento rituale e sacro, la preparazione era legata alla cultura maya, che si affidava al dio Ek Chuah per propiziare i raccolti.
Con l'arrivo dei conquistatori europei, il cacao fu introdotto in Europa, dove la bevanda si diffuse inizialmente nelle corti. In seguito, il consumo si estese in Italia, consolidandosi in diverse città. L'evoluzione delle tecniche di estrazione e lavorazione consentì successivamente di passare dalla fruizione prevalentemente liquida alla produzione del cioccolato in forma solida, fino all'invenzione della tavoletta.
Dopo la fioritura della pianta del cacao crescono i frutti, detti cabosse, al cui interno si trovano le fave immerse in una polpa chiara. Una volta raccolte, le fave vengono lasciate a fermentare in ambiente protetto, per poi essere tostate e macinate fino a ottenere la pasta di cacao. A questo ingrediente di base si uniscono gli altri componenti: burro di cacao, zucchero ed eventualmente latte.
La lavorazione prosegue con la raffinazione, il concaggio (un lungo processo di impastamento) e il temperaggio, una fase di riscaldamento e raffreddamento alternati che stabilizza la cristallizzazione del burro di cacao. Infine, il composto viene modellato e colato negli stampi, pronto per la commercializzazione o per l'aggiunta di altri aromi.
Le diverse tipologie di cioccolato dipendono dalla presenza e dalla combinazione degli ingredienti base:
Ami il cioccolato? Scopri come preparare un'ottima cioccolata calda.
Furono poi i conquistadores spagnoli a dare il via alla storia del cioccolato in Europa, dopo averla importata dalle Americhe: qui erano soliti gustarla la sera tardi, preferibilmente calda e con l’aggiunta di zucchero di canna, servita da mogli, concubine e schiavi autoctoni. E, dopo essersene innamorati, la portarono con sé nella madrepatria.
Grazie ai rapporti con la Spagna e ai matrimoni dinastici tra eredi delle Case Reali, l’Italia fu uno dei Paesi nei quali la tradizione del cioccolato attecchì prima. Fu infatti probabilmente Catalina Micaele, Infanta di Spagna, figlia di Filippo II e sposa di Carlo Emanuele I di Savoia, a portare a Torino il rito della cioccolata calda. Solo 100 anni più tardi, però, due Madame Reali dei Savoia istituzionalizzarono in Italia la specialità iberica: si tratta di Maria Cristina di Francia (figlia del re francese Enrico IV e di Maria de’ Medici) e Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemour, grazie alle quali l'uso della cioccolata divenne comune nei salotti piemontesi. Di lì a poco, Torino sarebbe diventata un centro di riferimento per la produzione di cioccolato a livello continentale, ruolo che conserva ancora oggi (basti pensare al gianduiotto, nato dalla pasta di gianduia ideata a Torino da Michele Prochet nel 1852, e al Bicerin, bevanda a base di cioccolato, caffè e panna simbolo della cultura dolciaria piemontese).
Prima della nascita del cioccolato come lo intendiamo oggi passarono però ancora circa 2 secoli: solo nell’800 si sperimentarono infatti le prime ricette per ottenere il cioccolato solido, e proprio in questi anni nacquero gli accostamenti di maggior successo, ad esempio con le nocciole (a Torino) e con il latte (in Svizzera). A seguito della rivoluzione industriale, infine, il cioccolato smise di essere un alimento d’élite, divenne un prodotto di massa e fu avviata la sua produzione in tutto il mondo: oggi è ottimo gustato al naturale, come ingrediente per dolci al cioccolato o per preparare un'ottima cioccolata calda.
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