Racconti
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Spedizione gratuita per ordini superiori a 99€

Fondata da Slow Food nel cuore delle Langhe, l' Università di scienze gastronomiche di Pollenzo attrae studenti da decine di Paesi del mondo, interessati a un modello educativo unico. Alcuni di questi ragazzi hanno deciso di offrire a Eataly il loro punto di vista sul cibo e sulle tradizioni italiane, scrivendo alcuni articoli originali per Eataly Magazine. Questo contributo arriva da Matthew Hirsch, statunitense, che ci ha raccontato la sua personale sfida tra Barbera e Dolcetto.
Quando si tratta di [vini rossi del Piemonte], il Nebbiolo - l'uva dei pregiati Barolo e Barbaresco, così come altri grandi vini DOC delle Langhe e del Roero - è il protagonista indiscusso. Ma come tutte le cose belle, la produzione e il consumo di Nebbiolo richiedono tempo, pazienza e un investimento economico significativo.
| Caratteristica | Barbera | Dolcetto |
|---|---|---|
| Aspetto visivo | Colore del crepuscolo profondo | Viola vivace, luminoso e abbagliante, privo dell'opacità del legno |
| Profilo olfattivo | Bouquet complesso con ciliegia, ribes, crostata di frutti di bosco, foglie secche, spezie, legno e vaniglia | Note di ciliegia, lampone, mirtillo, molta viola e marzapane |
| Caratteristiche al palato | Vino secco, leggero e mediamente corposo, povero in tannino, con acidità netta | Vino secco, leggero e mediamente corposo, povero in tannino, con audace freschezza |
| Consumo e invecchiamento | Da bere giovane; il legno le fa perdere freschezza e rotondità | Da bere giovane; vino semplice che non cerca la rigidità stilistica |
| Abbinamenti consigliati | Parmigiana di melanzane, pizza e pasta con sughi rossi | Carne cruda, salsiccia di Bra, faraona, coniglio in agrodolce, acciughe in verde, vitello tonnato e tartufo bianco (ottimo anche da solo) |
Fortunatamente, se cerchi un vino per tutti i giorni (o se vuoi bere un buon bicchiere nell’attesa che il Barolo decanti), le tonde colline del Piemonte hanno molto altro da offrire. Se il Nebbiolo profumato è considerato il re dei rossi nel nord-ovest d’Italia, possiamo dire che Barbera e Dolcetto sono i principi della regione.
William o Harry? Venus o Serena? Come tutti i grandi rivali, la scelta tra i due si riduce alla semplice preferenza tra gusto deciso e maestoso e gusto giovane e vivace. Forse il modo migliore per incoronare il vincitore è assaggiarli entrambi, nel modo in cui tradizionalmente si degustano i vini, curando il [servizio del vino]: cominciando da quello che vediamo, spostandoci poi su quello che sentiamo, fino ad arrivare al gusto.
L’aspetto di un vino merita tutta la nostra attenzione, non solo perché è un indice di cosa aspettarsi in termini di invecchiamento e corpo, ma anche perché la sola vista è un'opera d'arte. Nel bicchiere, i vini rossi del Piemonte ci offrono uno spettro di colori senza eguali, che passa dal color mattone arancione-rosso del Nebbiolo invecchiato, fino al colore del crepuscolo profondo della Barbera. Tuttavia, a parer mio, non c’è nulla di meglio che portare alla luce un Dolcetto giovane, e dargli un buon giro nel bicchiere: non esiste un altro viola così vivace, luminoso e abbagliante. Se non mi piacesse così tanto berlo, potrei stare a fissarlo tutto il giorno. Incontaminato dall'opacità legata al legno e all'invecchiamento, il colore del Dolcetto è il primo segno di quanto possa essere esuberante e divertente questo vino!
VINCITORE DEL ROUND: DOLCETTO
I profumi di Barbera e Dolcetto sono chiaramente diretti. Il primo, al pari del suo colore profondo, spesso presenta un bouquet (termine presente nel dizionario del vino) complesso, ricco di frutti rossi e neri. Note di ciliegia, ribes e crostata di frutti di bosco escono dal bicchiere, accompagnate da colpi non troppo leggeri di foglie secche, spezie, legno e vaniglia, legati all'invecchiamento in botti di rovere. Tutti questi profumi, che gareggiano fra di loro, portano a un naso combattuto dall'energia della crudezza che si rivela travolgente. L’invecchiamento in legno ha infatti effetti profondi sulla Barbera, che perde freschezza e rotondità, dando più spazio alle caratteristiche più pesanti e serie. Il Dolcetto invece, pur avendo anche lui note di ciliegia, si caratterizza per lo spazio che lascia a un’esperienza olfattiva a cavallo fra il dolce e l’amaro. Si sente la forte presenza di lampone e mirtillo, molta viola e l’insolita ma invitante nota di marzapane. Bisogna rispettare un vino che al naso è vivo come alla vista…
VINCITORE DEL ROUND: DOLCETTO
Il confronto fra questi due vini è davvero divertente, perché si completano l’un l’altro in maniera quasi perfetta. Entrambi sono leggeri e mediamente corposi, poveri in tannino, vanno bevuti giovani; le differenze principali sono l’acidità netta della Barbera e il modo in cui il legno incide sulle due varietà di uva. Anche se il nome del Dolcetto sta a indicare qualcosa di dolce, si tratta di un nome che può trarre in inganno: il vino, come la Barbera, è ricco in frutta, ma è sempre secco.
Gran parte delle ragioni per cui amo il Dolcetto sono legate al semplice piacere di berlo. A dispetto di tante altre varietà d’uva piemontesi, che sono così tanto legate alla presenza di cibo, l’audace freschezza del Dolcetto lo rende perfetto per una serata tranquilla sul divano. Tuttavia anche abbinato ai pasti il Dolcetto riesce a essere sorprendentemente versatile. Tanti dicono che sia il partner ideale per alcuni piatti simbolo dell’Italia, come la parmigiana di melanzane, la pizza e la pasta con sughi rossi, ma io credo che la Barbera sia meglio accanto a questi piatti, ideale per gli [abbinamenti con i primi piatti]. Il Dolcetto si sposa meravigliosamente con alcuni piatti della tradizione piemontese, come la carne cruda, la salsiccia di Bra, la faraona e il coniglio in agrodolce, anche se è altrettanto buono assieme a piatti legati al mare, come le acciughe in verde e il vitello tonnato. È una vera delizia anche con i tartufi bianchi.
VINCITORE DEL ROUND: DOLCETTO
La ricchezza del panorama vitivinicolo piemontese si riflette nelle denominazioni d'origine riservate a Barbera e Dolcetto, due vitigni legati a territori specifici e tutelati da [disciplinari di produzione] ben definiti.
Per quanto riguarda la Barbera, le denominazioni di riferimento si distribuiscono principalmente tra le Langhe e il Monferrato:
Il Dolcetto trova nei vari terroir piemontesi espressioni distinte, certificate da diverse denominazioni:
Conoscere queste sigle ti permette di orientarti tra le diverse interpretazioni dei due vitigni, distinguendo i vini pensati per il consumo quotidiano da quelli destinati a una maggiore evoluzione in bottiglia.
Sia in Italia che all'estero, tra i [vini rossi] viene prestata molta attenzione alla Barbera. Forse perché ha un nome che ricorda il Barbaresco? O forse perché la maggiore profondità, il colore tradizionale e lo stile classico sono più simili a varietà internazionali come Merlot e Syrah? Qualunque sia il motivo, il Dolcetto conquista perché non si sforza di essere serio e stilisticamente rigido, ma si mostra semplice e felicemente pronto da bere subito.
Spedizione gratuita per ordini superiori a 99€

Fondata da Slow Food nel cuore delle Langhe, l' Università di scienze gastronomiche di Pollenzo attrae studenti da decine di Paesi del mondo, interessati a un modello educativo unico. Alcuni di questi ragazzi hanno deciso di offrire a Eataly il loro punto di vista sul cibo e sulle tradizioni italiane, scrivendo alcuni articoli originali per Eataly Magazine. Questo contributo arriva da Matthew Hirsch, statunitense, che ci ha raccontato la sua personale sfida tra Barbera e Dolcetto.
Quando si tratta di [vini rossi del Piemonte], il Nebbiolo - l'uva dei pregiati Barolo e Barbaresco, così come altri grandi vini DOC delle Langhe e del Roero - è il protagonista indiscusso. Ma come tutte le cose belle, la produzione e il consumo di Nebbiolo richiedono tempo, pazienza e un investimento economico significativo.
| Caratteristica | Barbera | Dolcetto |
|---|---|---|
| Aspetto visivo | Colore del crepuscolo profondo | Viola vivace, luminoso e abbagliante, privo dell'opacità del legno |
| Profilo olfattivo | Bouquet complesso con ciliegia, ribes, crostata di frutti di bosco, foglie secche, spezie, legno e vaniglia | Note di ciliegia, lampone, mirtillo, molta viola e marzapane |
| Caratteristiche al palato | Vino secco, leggero e mediamente corposo, povero in tannino, con acidità netta | Vino secco, leggero e mediamente corposo, povero in tannino, con audace freschezza |
| Consumo e invecchiamento | Da bere giovane; il legno le fa perdere freschezza e rotondità | Da bere giovane; vino semplice che non cerca la rigidità stilistica |
| Abbinamenti consigliati | Parmigiana di melanzane, pizza e pasta con sughi rossi | Carne cruda, salsiccia di Bra, faraona, coniglio in agrodolce, acciughe in verde, vitello tonnato e tartufo bianco (ottimo anche da solo) |
Fortunatamente, se cerchi un vino per tutti i giorni (o se vuoi bere un buon bicchiere nell’attesa che il Barolo decanti), le tonde colline del Piemonte hanno molto altro da offrire. Se il Nebbiolo profumato è considerato il re dei rossi nel nord-ovest d’Italia, possiamo dire che Barbera e Dolcetto sono i principi della regione.
William o Harry? Venus o Serena? Come tutti i grandi rivali, la scelta tra i due si riduce alla semplice preferenza tra gusto deciso e maestoso e gusto giovane e vivace. Forse il modo migliore per incoronare il vincitore è assaggiarli entrambi, nel modo in cui tradizionalmente si degustano i vini, curando il [servizio del vino]: cominciando da quello che vediamo, spostandoci poi su quello che sentiamo, fino ad arrivare al gusto.
L’aspetto di un vino merita tutta la nostra attenzione, non solo perché è un indice di cosa aspettarsi in termini di invecchiamento e corpo, ma anche perché la sola vista è un'opera d'arte. Nel bicchiere, i vini rossi del Piemonte ci offrono uno spettro di colori senza eguali, che passa dal color mattone arancione-rosso del Nebbiolo invecchiato, fino al colore del crepuscolo profondo della Barbera. Tuttavia, a parer mio, non c’è nulla di meglio che portare alla luce un Dolcetto giovane, e dargli un buon giro nel bicchiere: non esiste un altro viola così vivace, luminoso e abbagliante. Se non mi piacesse così tanto berlo, potrei stare a fissarlo tutto il giorno. Incontaminato dall'opacità legata al legno e all'invecchiamento, il colore del Dolcetto è il primo segno di quanto possa essere esuberante e divertente questo vino!
VINCITORE DEL ROUND: DOLCETTO
I profumi di Barbera e Dolcetto sono chiaramente diretti. Il primo, al pari del suo colore profondo, spesso presenta un bouquet (termine presente nel dizionario del vino) complesso, ricco di frutti rossi e neri. Note di ciliegia, ribes e crostata di frutti di bosco escono dal bicchiere, accompagnate da colpi non troppo leggeri di foglie secche, spezie, legno e vaniglia, legati all'invecchiamento in botti di rovere. Tutti questi profumi, che gareggiano fra di loro, portano a un naso combattuto dall'energia della crudezza che si rivela travolgente. L’invecchiamento in legno ha infatti effetti profondi sulla Barbera, che perde freschezza e rotondità, dando più spazio alle caratteristiche più pesanti e serie. Il Dolcetto invece, pur avendo anche lui note di ciliegia, si caratterizza per lo spazio che lascia a un’esperienza olfattiva a cavallo fra il dolce e l’amaro. Si sente la forte presenza di lampone e mirtillo, molta viola e l’insolita ma invitante nota di marzapane. Bisogna rispettare un vino che al naso è vivo come alla vista…
VINCITORE DEL ROUND: DOLCETTO
Il confronto fra questi due vini è davvero divertente, perché si completano l’un l’altro in maniera quasi perfetta. Entrambi sono leggeri e mediamente corposi, poveri in tannino, vanno bevuti giovani; le differenze principali sono l’acidità netta della Barbera e il modo in cui il legno incide sulle due varietà di uva. Anche se il nome del Dolcetto sta a indicare qualcosa di dolce, si tratta di un nome che può trarre in inganno: il vino, come la Barbera, è ricco in frutta, ma è sempre secco.
Gran parte delle ragioni per cui amo il Dolcetto sono legate al semplice piacere di berlo. A dispetto di tante altre varietà d’uva piemontesi, che sono così tanto legate alla presenza di cibo, l’audace freschezza del Dolcetto lo rende perfetto per una serata tranquilla sul divano. Tuttavia anche abbinato ai pasti il Dolcetto riesce a essere sorprendentemente versatile. Tanti dicono che sia il partner ideale per alcuni piatti simbolo dell’Italia, come la parmigiana di melanzane, la pizza e la pasta con sughi rossi, ma io credo che la Barbera sia meglio accanto a questi piatti, ideale per gli [abbinamenti con i primi piatti]. Il Dolcetto si sposa meravigliosamente con alcuni piatti della tradizione piemontese, come la carne cruda, la salsiccia di Bra, la faraona e il coniglio in agrodolce, anche se è altrettanto buono assieme a piatti legati al mare, come le acciughe in verde e il vitello tonnato. È una vera delizia anche con i tartufi bianchi.
VINCITORE DEL ROUND: DOLCETTO
La ricchezza del panorama vitivinicolo piemontese si riflette nelle denominazioni d'origine riservate a Barbera e Dolcetto, due vitigni legati a territori specifici e tutelati da [disciplinari di produzione] ben definiti.
Per quanto riguarda la Barbera, le denominazioni di riferimento si distribuiscono principalmente tra le Langhe e il Monferrato:
Il Dolcetto trova nei vari terroir piemontesi espressioni distinte, certificate da diverse denominazioni:
Conoscere queste sigle ti permette di orientarti tra le diverse interpretazioni dei due vitigni, distinguendo i vini pensati per il consumo quotidiano da quelli destinati a una maggiore evoluzione in bottiglia.
Sia in Italia che all'estero, tra i [vini rossi] viene prestata molta attenzione alla Barbera. Forse perché ha un nome che ricorda il Barbaresco? O forse perché la maggiore profondità, il colore tradizionale e lo stile classico sono più simili a varietà internazionali come Merlot e Syrah? Qualunque sia il motivo, il Dolcetto conquista perché non si sforza di essere serio e stilisticamente rigido, ma si mostra semplice e felicemente pronto da bere subito.
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