Racconti
Racconti
Spedizione gratuita per ordini superiori a 99€

La storia del Cappone di Morozzo racconta il lavoro delle famiglie del posto e un allevamento stimato in tutta Italia.
Maria Rosa Tarditi racconta di quando, ancora bambina, andava con la nonna materna a vendere al mercato i capponi allevati dalla sua famiglia. Un'infanzia a stretto contatto con l'allevamento, che le ha fatto maturare la dedizione per questo lavoro: una cura che ha trasmesso poi a suo figlio, che oggi la aiuta, insieme al marito, in un'attività a conduzione familiare.
Il cappone ha delle origini molto antiche: si dice infatti che già nell’antica Grecia i galli subissero la capponatura, per riuscire a far fronte alle difficoltà pratiche di tenere più galli all’interno dello stesso pollaio. Nel corso dei secoli, poi, l’allevamento e il consumo di capponi si è diffuso sempre di più: Maria Rosa racconta di come in passato venissero utilizzati come regalo prestigioso da offrire, durante le festività, a chi aveva fatto dei favori alla famiglia.
Di tale usanza vi è una testimonianza perfino nei Promessi Sposi, all’interno dei quali Renzo offre proprio quattro capponi all’avvocato Azzeccagarbugli per ottenere la sua buona parola per la celebrazione del complicato matrimonio con Lucia. Allo stesso modo, era molto diffusa la pratica per la quale i mezzadri utilizzavano i capponi come forma di pagamento verso i loro padroni: oltre che per soddisfare il fabbisogno familiare, quindi, l’allevamento di questo animale era utile come prestigiosa merce di scambio con la quale sdebitarsi.
Maria Rosa spiega che i galletti vengono sottoposti a capponatura all’età di 70 giorni e allevati a terra per non meno di 230 giorni. Questa crescita prolungata, unita all'accesso ad ampi spazi all'aperto e a un'alimentazione naturale basata su cereali locali come mais e grano, conferisce alla carne compattezza, morbidezza e succosità. Dal punto di vista estetico, l'animale si riconosce per il piumaggio lucente con sfumature ramate, le zampe gialle e la pelle sottile, caratterizzata da una distribuzione uniforme del grasso sotto pelle. È un ciclo d'allevamento lento che parte in primavera per concludersi durante le feste natalizie, realizzato senza ricorrere ad additivi di sintesi chimica.
La lavorazione dell'animale è da sempre affidata alle donne della zona, poiché richiede gesti manuali precisi e delicati: una consuetudine che si tramanda nel tempo a Morozzo, dove le allevatrici mantengono vive le tecniche tradizionali della produzione locale.
| Caratteristica | Dettaglio |
|---|---|
| Età alla capponatura | 70 giorni |
| Età di vendita | Non inferiore a 230 giorni |
| Caratteristiche della carne | Morbida, succosa e ricca di gusto |
| Alimentazione | Alimenti naturali, senza prodotti di origine chimica |
| Periodo di lavorazione | Dalla primavera alle feste natalizie |
Dal 1999 il Cappone di Morozzo è diventato il primo Presidio Slow Food, nato per salvaguardare l'allevamento tradizionale dell'area.
A partire dagli anni Sessanta la consuetudine legata ai capponi di cui ha parlato Maria Rosa rischiava la definitiva scomparsa e perfino la storica fiera di paese rischiava di perdersi. In pochi anni l'avvio del Presidio ha rilanciato l'attività sul territorio: dai 300 capponi del 1999 si è passati a circa 3.000-4.000 esemplari all'anno, garantendo il rispetto del disciplinare di allevamento e l'identificazione di ogni capo tramite anello numerato.
Il Cappone di Morozzo è uno dei prodotti più tipici della tradizione natalizia della zona e rappresenta un secondo piatto delizioso.
Tradizionalmente viene servito lesso e il suo brodo viene consumato nella sua semplicità oppure insieme agli agnolotti del plin, un altro simbolo della cucina piemontese. La carne, poi, può essere gustata anche arrosto o con un ripieno accompagnato da un contorno di verdure e patate: una preparazione perfetta per fare bella figura durante il periodo di Natale e non solo, da scoprire tra le proposte dedicate al pollame.
Spedizione gratuita per ordini superiori a 99€

La storia del Cappone di Morozzo racconta il lavoro delle famiglie del posto e un allevamento stimato in tutta Italia.
Maria Rosa Tarditi racconta di quando, ancora bambina, andava con la nonna materna a vendere al mercato i capponi allevati dalla sua famiglia. Un'infanzia a stretto contatto con l'allevamento, che le ha fatto maturare la dedizione per questo lavoro: una cura che ha trasmesso poi a suo figlio, che oggi la aiuta, insieme al marito, in un'attività a conduzione familiare.
Il cappone ha delle origini molto antiche: si dice infatti che già nell’antica Grecia i galli subissero la capponatura, per riuscire a far fronte alle difficoltà pratiche di tenere più galli all’interno dello stesso pollaio. Nel corso dei secoli, poi, l’allevamento e il consumo di capponi si è diffuso sempre di più: Maria Rosa racconta di come in passato venissero utilizzati come regalo prestigioso da offrire, durante le festività, a chi aveva fatto dei favori alla famiglia.
Di tale usanza vi è una testimonianza perfino nei Promessi Sposi, all’interno dei quali Renzo offre proprio quattro capponi all’avvocato Azzeccagarbugli per ottenere la sua buona parola per la celebrazione del complicato matrimonio con Lucia. Allo stesso modo, era molto diffusa la pratica per la quale i mezzadri utilizzavano i capponi come forma di pagamento verso i loro padroni: oltre che per soddisfare il fabbisogno familiare, quindi, l’allevamento di questo animale era utile come prestigiosa merce di scambio con la quale sdebitarsi.
Maria Rosa spiega che i galletti vengono sottoposti a capponatura all’età di 70 giorni e allevati a terra per non meno di 230 giorni. Questa crescita prolungata, unita all'accesso ad ampi spazi all'aperto e a un'alimentazione naturale basata su cereali locali come mais e grano, conferisce alla carne compattezza, morbidezza e succosità. Dal punto di vista estetico, l'animale si riconosce per il piumaggio lucente con sfumature ramate, le zampe gialle e la pelle sottile, caratterizzata da una distribuzione uniforme del grasso sotto pelle. È un ciclo d'allevamento lento che parte in primavera per concludersi durante le feste natalizie, realizzato senza ricorrere ad additivi di sintesi chimica.
La lavorazione dell'animale è da sempre affidata alle donne della zona, poiché richiede gesti manuali precisi e delicati: una consuetudine che si tramanda nel tempo a Morozzo, dove le allevatrici mantengono vive le tecniche tradizionali della produzione locale.
| Caratteristica | Dettaglio |
|---|---|
| Età alla capponatura | 70 giorni |
| Età di vendita | Non inferiore a 230 giorni |
| Caratteristiche della carne | Morbida, succosa e ricca di gusto |
| Alimentazione | Alimenti naturali, senza prodotti di origine chimica |
| Periodo di lavorazione | Dalla primavera alle feste natalizie |
Dal 1999 il Cappone di Morozzo è diventato il primo Presidio Slow Food, nato per salvaguardare l'allevamento tradizionale dell'area.
A partire dagli anni Sessanta la consuetudine legata ai capponi di cui ha parlato Maria Rosa rischiava la definitiva scomparsa e perfino la storica fiera di paese rischiava di perdersi. In pochi anni l'avvio del Presidio ha rilanciato l'attività sul territorio: dai 300 capponi del 1999 si è passati a circa 3.000-4.000 esemplari all'anno, garantendo il rispetto del disciplinare di allevamento e l'identificazione di ogni capo tramite anello numerato.
Il Cappone di Morozzo è uno dei prodotti più tipici della tradizione natalizia della zona e rappresenta un secondo piatto delizioso.
Tradizionalmente viene servito lesso e il suo brodo viene consumato nella sua semplicità oppure insieme agli agnolotti del plin, un altro simbolo della cucina piemontese. La carne, poi, può essere gustata anche arrosto o con un ripieno accompagnato da un contorno di verdure e patate: una preparazione perfetta per fare bella figura durante il periodo di Natale e non solo, da scoprire tra le proposte dedicate al pollame.
Restiamo in contatto! Scopri in anteprima tutti gli eventi, le offerte e le novità dal mondo Eataly.


Regolamento UE 2018/848 - Operatore controllato n. 33062 - Organismo di controllo autorizzato da MIPAAF IT-BIO-004




Copyright © 2012 - 2026 | Eataly S.p.A. - Tutti i diritti riservati
Restiamo in contatto! Scopri in anteprima tutti gli eventi, le offerte e le novità dal mondo Eataly.


Regolamento UE 2018/848 - Operatore controllato n. 33062 - Organismo di controllo autorizzato da MIPAAF IT-BIO-004



