Il pomodoro
sanmarzano, un Presidio Slow Food.
Sabatino Abagnale e gli altri
produttori del Presidio hanno recuperato il seme originario del
pomodoro sanmarzano e lo hanno coltivato in vecchi campi vergini
ricchi di materiale vulcanico. All'incirca 17 anni fa, tutta
l'area circostante Sant'Antonio Abate (Napoli) era coltivata
a sanmarzano.
Proprio in quel periodo, purtroppo, le colture
furono colpite da una tremenda virosi e, contemporaneamente,
il terreno fu riconvertito alla floricoltura intensiva secondo
il metodo olandese. «Anche gli ortaggi più celebri
possono scomparire. Il sanmarzano autentico, ad esempio, lo sapevate
che non esiste più?»
La storia del Presidio Slow
Food nasce da questa provvidenziale provocazione pronunciata
da Domenco Palumbo, ricercatore dell'Istituto sperimentale per
l'orticoltura di Pontecagnano. L'avventura del Presidio e dei
produttori inizia dal tentativo di recuperare terreni in una
zona estremamente difficile, di strapparli alla speculazione
edilizia e di combattere per la bonifica del fiume Sarno che
li attraversa. Si sono, così, recuperati vecchi terreni
vergini, abbandonati da anni e ricchi di materiale vulcanico
(cenere e lapilli del Vesuvio).
Certo, le rese non sono alte
ma i pomodori sono straordinari e i produttori, con in testa
Sabatino Abagnale, da considerarsi come veri pionieri di una
riscoperta. L'iniziativa, capita e apprezzata da molti giovani,
desiderosi di recuperare i terreni abbandonati dai genitori e
lavorarli, ha presto assunto la forma della cooperativa.
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